Infezioni urinarie perioperatorie - 01/01/03
Cédric Nathan : Chef de clinique-assistant
Jean-Louis Pourriat : Professeur des Universités, praticien hospitalier
Département d'anesthésie-réanimation, centre hospitalier universitaire Jean Verdier, Université Paris XIII, avenue du 14-Juillet, 93143 Bondy cedex France
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Riassunto |
Le infezioni urinarie rappresentano il 30-40% delle infezioni nosocomiali e il 25% delle infezioni perioperatorie. La loro incidenza media varia tra il 2 e il 3% nei reparti di Chirurgia e tra il 4 e il 10% nei servizi di rianimazione. Esse possono determinare conseguenze potenzialmente gravi (pielonefriti, batteriemie) e costituiscono un'importante causa di mortalità e morbilità.
In più dell'80% dei casi, le infezioni urinarie perioperatorie colpiscono pazienti cateterizzati e sono asintomatiche. La loro ecologia è modificata dall'ospedalizzazione e dai trattamenti antibiotici. Esse rappresentano le principali riserve ospedaliere di germi multiresistenti.
Quattro sono i fattori di rischio evidenziati in tutte le pubblicazioni: il genere femminile, la durata della cateterizzazione, l'antibioticoterapia iniziale e la mancanza di rispetto delle regole di nursing del catetere (posizionamento, mantenimento e manipolazione).
Nel paziente cateterizzato, esistono due modalità di contaminazione, una via periuretrale extraluminale il più delle volte con flora endogena (donne +++) e una via endoluminale con flora endogena o esogena (uomini ++). Alcuni batteri formano sul catetere e sulla parete vescicale un biofilm all'interno del quale essi si incapsulano, spiegando l'inefficacia di alcune terapie.
Con o senza segni clinici, la diagnosi è microbiologica e si basa su precise definizioni.
Una batteriuria asintomatica in pazienti cateterizzati non è trattata.
In fase preoperatoria, l'esistenza di un'infezione urinaria con segni clinici rende necessario un adeguato trattamento antibiotico e la posticipazione dell'intervento. La chirurgia urologica pone problemi specifici: ogni infezione urinaria deve essere considerata come infezione del sito operatorio ed esiste un rischio particolarmente elevato di batteriemie intra- e post-operatoria (oltre ad un rischio di pielonefrite) durante le manovre strumentali.
Dopo rimozione del catetere, un trattamento viene intrapreso unicamente se l'esame batteriologico delle urine di controllo resta positivo per le successive 48 ore. Il trattamento delle infezioni urinarie sul catetere è essenzialmente preventivo. La loro presenza è il più delle volte legata ad una perdita o ad una mancanza di asepsi piuttosto che ad una fatalità.
Parole chiave : infezioni urinarie, infezioni nosocomiali
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