Nutrizione in rianimazione - 23/06/23
Riassunto |
La nutrizione artificiale in terapia intensiva può fornire nutrienti ai pazienti che non possono mangiare o il cui apporto è insufficiente. La costituzione di un debito energetico e, soprattutto, proteico favorisce lo sviluppo di sequele funzionali che possono durare oltre la degenza ospedaliera. Una valutazione precisa dello stato nutrizionale deve essere effettuata al momento del ricovero in terapia intensiva utilizzando strumenti come i criteri della Global Leadership Initiative on Malnutrition (GLIM) e i punteggi Nutrition Risk Screening 2002 (NRS-2002) e Nutrition Risk in the Critically ill (NUTRIC). Il fabbisogno energetico giornaliero deve essere misurato mediante calorimetria indiretta per determinare il dispendio energetico a riposo (DER). Le assunzioni sono inferiori al 70% del DER in fase acuta per poi raggiungere il 100% a partire dal giorno 4. In assenza di questa tecnologia, i target calorici e proteici sono stimati rispettivamente a 12-25 kcal/kg/die e a 1,3 g/kg/die. Nel soggetto obeso, è prescritta un'alimentazione isocalorica e iperproteica a partire dal peso aggiustato. Se l'assunzione orale è impossibile, deve essere avviata in prima intenzione una nutrizione enterale precoce (< 48 ore). In caso di controindicazione alla terapia enterale, può essere prescritta una terapia parenterale precoce nei pazienti a rischio nutrizionale (NUTRIC > 5). In caso di intolleranza digestiva alta, è indicata l'introduzione di un trattamento procinetico dopo verifica dell'intervallo QT. In caso di assunzione insufficiente (< 60% del target), una nutrizione parenterale complementare viene somministrata tra il 4̊ e il 7̊ giorno. Infine, un adeguato apporto proteico associato a esercizio fisico permette di migliorare la prognosi funzionale dei pazienti alla dimissione dalla terapia intensiva.
Il testo completo di questo articolo è disponibile in PDF.Parole chiave : Nutrizione artificiale, Enterale, Parenterale, Sindrome da rialimentazione, Debolezza muscolare
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